65° Anniversario de “Il Giorno della Memoria”
Frascati, 8 settembre 1943 - 8 settembre 2008
Intervento del Sindaco Francesco Paolo Posa.
Abbiamo appena ascoltato una parte della colonna sonora del nuovo film del regista americano Spike Lee, Miracolo a Sant’Anna, che in questi giorni esce nei cinema di tutto il mondo e che racconta con orrore e sgomento l'eccidio avvenuto a Sant'Anna di Stazzema durante la Seconda Guerra Mondiale. Una musica incalzante, dove il suono rarefatto di una campana si alterna agli spari delle armi da fuoco e dove le urla concitate degli uomini ricordano la guerra, la fuga, la disperazione e la speranza. Scene che immaginiamo e quasi vediamo con i nostri occhi e che ci riportano ad altri fronti, ad altri conflitti, ad altre sofferenze. Come quelle di Frascati, Mostar, Cassino, Hanoi, Marzabotto, Hiroshima. O come quelle che ancora oggi accadono tra le etnie africane, in Afghanistan, nella Regione del Caucaso, sulle vette andine. Una lista di luoghi, città, regioni senza fine, sempre la stessa musica!
Oggi Frascati si gemella con Stazzema e anche con questa piccola e nobile città ci sentiamo legati da un profondo affetto, per una storia parallela e uguale. Entrambe sono state martoriate dalla follia devastante della guerra. Frascati da cruenti bombardamenti, che l’8 settembre di 65 anni fa distrussero gran parte del centro abitato, uccidendo oltre 800 persone. Sant’Anna di Stazzema dalle feroci rappresaglie naziste, che il 13 agosto del 1944 trucidarono 560 persone, in massima parte donne, bambini e anziani, con l’unica grave colpa di essere italiani. Da queste atrocità nessuno si senta escluso.
Ogni volta che ci apprestiamo alla data dell’8 Settembre, un dubbio ci assale. Il dubbio di poter divenire rituali e retorici. Il dubbio che questa iniziativa vada avanti per inerzia e per il ricordo degli anziani. Il dubbio di non capire fino in fondo questa società, che ai nostri giovani sembra offrire solo falsi miti e patinate felicità. Il dubbio di non riuscire veramente a coinvolgere i giovani e i nuovi cittadini su di un argomento per noi fondamentale: lavorare sempre per la pace. Quanto sono effettivamente sentite queste nostre iniziative?
Il 2008 è stato l’anno dei Giochi Olimpici di Pechino. Quei giochi che nel passato venivano celebrati interrompendo ogni guerra e ogni belligeranza. Era il momento dell’unità pacifica delle genti e delle comunità, dove le migliori gioventù si confrontavano nella velocità, nella forza fisica, nel tiro al bersaglio, nelle evoluzioni ginniche. E noi abbiamo pensato che l’unico grande evento da seguire sarebbe stato quello sportivo, dove atleti e uomini di tutti i continenti, di ogni razza e colore, si sarebbero misurati lealmente tra loro, abbracciandosi alla fine di ogni prestazione.
Certo c’erano state delle avvisaglie. Vedere le contestazioni, che accompagnavano tappa dopo tappa, in numerose città del mondo, il cammino della Fiamma Olimpica; vedere monaci e cittadini tibetani cercare di attirare l’attenzione sulla violenta repressione voluta dal Governo Cinese, è stato un primo campanello d’allarme, che ci ha riportato alla triste realtà di un popolo pacifico e ascetico come quello tibetano, che rischia di essere cancellato. E il mondo non è stato libero di gridare con forza che la Cina opprime questo popolo.
E poi la fastosa cerimonia di apertura, con la colorata sfilata delle delegazioni di 200 Paesi; e le prime gare, i sorrisi di gioia dei vincitori, la lealtà degli sconfitti. Ma puntuale, all’improvviso, riappare nei notiziari tutta la brutalità di una nuova guerra. Questa volta in Europa, in Georgia. E i volti degli atleti e le immagini delle competizioni vengono pian piano sostituiti da altri volti. Quelli di gente in fuga, di carri armati in azione, di raid aerei. E poi come in un telegiornale impazzito le immagini di distruzione, di famiglie lacerate, di comunità assediate. Ancora morte! Ancora la stessa musica!
È su queste immagini che il nostro dubbio si è fatto certezza! E il nostro Giorno della Memoria, l’8 settembre, diviene per noi un atto di forte militanza, di presenza vigile e di salvaguardia delle coscienze. Noi vogliamo essere dei costruttori di pace, perché i bambini che muoiono a Gaza, o nei mercati di Bagdad, o nelle periferie desolate di Kandahar; perché le donne che soffrono di violenze e stupri, come succede in Somalia o in Darfur; perché le incursioni dei soldati nei templi in Birmania, così come le violenze sui cattolici compiute nei giorni scorsi in India sono un nostro problema. Sono il nostro problema. Nessuno si senta escluso.
E vogliamo anche essere dei ricostruttori. Proseguendo in un sentito impegno, che vede nel giorno dell’8 settembre l’apertura di nuovi spazi per il sociale, come lo scorso anno per gli anziani, questa mattina abbiamo inaugurato nel Parco dell’Ombrellino la nuova Biblioteca “Casa di Pia”, dedicata ai bambini delle nostre città, perché sono loro le prime vittime degli orrori della guerra, segnati a fuoco dalla sua brutalità e la cui innocenza va salvaguardata sempre. Perché, come ha detto Ghandi: «Il sorriso dei bambini segnala la felicità di un popolo. Bambini che soffrono annunciano la fine della civiltà».
L’esperienza, la storia e i fatti ci insegnano e ci invitano a non rassegnarsi, a non farsi sopraffare dallo sconforto, ma a seguire il raggio di luce della ragione e della speranza, anche perché il 2008 ci ha dato segnali positivi. La liberazione di Ingrid Betancourt in Colombia. I passi avanti sulla via della distensione tra Israele e Palestina. L’apertura alla democrazia in alcune regioni africane. Le migliaia di giovani che hanno accolto il Papa in Australia. Le ricerche scientifiche per salvare migliaia di vite umane nel mondo. L’impegno sempre più grande delle organizzazioni umanitarie.
Esistono comunità e personalità che, guardando oltre l’orizzonte del proprio ambito, si dedicano ad alleviare le sofferenze degli altri e ci insegnano a superare l’egoismo e l’edonismo della nostra società e ad aprirci con fiducia al prossimo.
Ecco perché quest’oggi, oltre al Sindaco di Stazzema Michele Silicani, è qui con noi il Prof. Andrea Riccardi, che tra breve sarà insignito dell’onorificenza di Civis Tusculanus a nome della città dal Presidente del Consiglio Comunale. Riccardi è il Fondatore della Comunità di Sant’Egidio e ha dedicato tutte le sue energie per portare la pace in vaste aree del nostro pianeta, spesso risanando contrapposizioni e odi che, in maniera atavica, hanno devastato intere regioni e segnato la vita di tanti uomini donne e bambini. Il suo servizio di Pace ha facilitato o mediato nei conflitti in Mozambico e in Guatemala, nell’Africa più povera e nei Balcani. A tutto questo si è aggiunto il forte impegno per combattere il virus dell’Aids.
Il Civis Tusculanus in passato è stato conferito a illustri personalità del mondo dell’arte, della scienza e dello sport e a importanti operatori di pace come Padre Secondino Zelli, come Estela Carlotto, Presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, a Seiko Ikeda, sopravvissuta alla bomba atomica di Hiroshima e alla nostra indimenticabile Chiara Lubich, e saluto i rappresentanti del Movimento dei Focolari e degli altri movimenti religiosi e laici qui presenti.
Nessuno si senta escluso. Noi siamo tutti chiamati ad una grande sfida, forse la più importante di questa epoca. Nel nostro Paese, come in tutto il mondo occidentale, migliaia di esseri umani, provenienti dalle regioni più povere della terra, arrivano in cerca di lavoro e di benessere. La sfida è quella di far comprendere ai nostri concittadini che non è con il razzismo, l’intolleranza e la contrapposizione, che riusciremo a risolvere i nostri e i loro problemi. E nemmeno con leggi dell’ultimo momento, che mortificano la dignità dell’uomo e addirittura dei bambini, il bene più prezioso dell’umanità.
E poi perché dobbiamo scaricare tutto il nostro malcontento e le nostre paure su queste persone? Magari facendo finta di dimenticare che in alcune regioni italiane esiste una criminalità organizzata, che anch’essa “emigra” in tutto il mondo?
Non possiamo più rinchiuderci nel piccolo microcosmo del nostro “Villaggio”, separati l’uno dall’altro, incuranti l’uno dell’altro, freddi alla solidarietà verso genti più sfortunate di noi, “così lontane, ma così incredibilmente vicine” a noi.
Gli esseri umani che oggi sbarcano stremati e affamati a Lampedusa non hanno forse lo stesso volto smarrito, gli stessi occhi sgranati che avevano i nostri emigranti di Belluno, Campobasso, Agrigento e Grosseto, che sbarcavano a Ellis Island a New York, davanti la statua della Libertà o andavano in Germania a faticare o a scavare nelle miniere di Marcinelle in Belgio, in cerca di fortuna?
E la strage infinita di morti bianche, che si verifica ogni giorno nei cantieri e nei luoghi di lavoro del Paese, vede coinvolti operai italiani e stranieri. Luoghi dove il lavoro dovrebbe dare benessere e vita si trasformano invece in luoghi che danno morte, sottraendo alle famiglie padri, mariti e figli, un patrimonio di umanità e non solo di forza-lavoro, tanto nelle acciaierie di Torino, come nei cantieri stradali in Sicilia, come all’Ilva di Taranto, nei Castelli Romani . Un bollettino di guerra. Nessuno si senta escluso.
Andrea Riccardi, con fare discreto e nella correttezza, è stato per tutti noi un esempio di come i piccoli e i grandi problemi fra gli uomini con la discussione possono essere superati. E seguendo gli esempi offerti da questa Comunità di operatori di pace, che deve crescere la nuova Italia, la nuova Europa, per un mondo migliore.
Da ultimo a voi eminenti sindaci e rappresentanti delle istituzioni si chiede la voglia di ripartire di ricomincia di essere le nostre città aperte. È per questo che voglio, a nome della mia città, sentitamente ringraziarvi per l’onore della vostra presenza e a quanti hanno mandato un saluto di partecipazione, anche per la grande passione e per il sincero impegno che ogni giorno tra mille difficoltà riuscite a governare le vostre comunità. Oggi come non mai c’è la voglia e il desiderio di stare uniti e di affrontare tutti insieme le grandi e difficili sfide di questo nuovo Millennio.
Si aprono nuove sfide sociali, occupazionali ed economiche che possiamo affrontare e risolvere solo mettendo in comune le nostre esperienze, trasferendo competenze con umiltà, con una visione rigorosa e seria del bene comune.
Cari sindaci, insieme a Stazzema, alle comunità, ai comitati e alle associazioni, ripartiamo dal Buon Governo; continuiamo nel Buon Governo, nella realizzazione, nel raggiungimento di grandi traguardi, portando serenità e benessere fra le donne e gli uomini delle nostre Città. Per ricordare il passato, per vivere un presente nella pace, per organizzare un radioso futuro per le giovani generazioni.
