65° Anniversario de “Il Giorno della Memoria”
Frascati, 8 settembre 1943 - 8 settembre 2008
Intervento del Prof. Andrea Riccardi.
Signor Sindaco,
sono grato a Lei e all’intero Consiglio Comunale di Frascati per avermi concesso questa cittadinanza onoraria che mi annovera tra i cittadini del vostro bel Comune.
Il romano che sono guarda sempre verso Frascati, specie nei mesi caldi, come uno spazio umano e naturale dove la vita è più gradevole. E’ vero. Ma Frascati ha anche una storia di dolore che, proprio in questo otto settembre, noi ricordiamo.
Sessantacinque anni fa, nel quadro delle operazioni tese a favorire lo sbarco degli Alleati, Frascati subì un durissimo bombardamento che fece quasi 1.500 vittime e distrusse più dell’80% delle case. Come si sa, Frascati era un obbiettivo militare di grande rilievo, perché qui il comando superiore del maresciallo Kesserling e quello della seconda flotta aerea tedesca avevano le loro centrali. Così una città tranquilla fu gettata in mezzo alla guerra in modo cruento. Fu il giorno più nero della storia di Frascati.
Fu una distruzione intensa date le dimensioni ridotte del Comune di allora. Ma, dopo la distruzione, le lacrime, la rabbia, scattò –me lo diceva il compianto Vescovo di Frascati, mons. Luigi Liverzani, un romagnolo umile e grande, che si è sentito frascatano- un’incredibile solidarietà. I tanti colpiti, senza casa, furono aiutati. Così si scrisse una pagina dolorosa e generosa.
Quel ricordo resta a tutt’oggi nelle memorie familiari come un fatto drammatico. E ben fa l’Amministrazione Comunale e l’intera città a non dimenticare, anzi a ricordare con tenacia, anche quando scompaiono i testimoni e quell’otto settembre sembra lontano. Ci sono omenti della storia –come quell’otto settembre- che restano scritti nell’identità di una città, non solo nei libri e nei ricordi.
Paolo VI, ricordando il bombardamento di Roma nell’agosto 1943, disse di aver visto giovani folli di dolore che si fecero attorno all'auto di Pio XII e gridavano: "Papa, papa, meglio… meglio la schiavitù che la guerra, ci liberi dalla guerra, ci liberi dalla guerra". E Paolo VI concludeva: "L'irrazionalità della guerra ci apparve allora con una voce e con una scena simbolica…".
Ricordare l’otto settembre a Frascati è una memoria dell’irrazionalità della guerra: di fronte al Medio Oriente insanguinato, al Caucaso, ai conflitti africani, all’Afghanistan, al terrorismo e a tanti altri scenari insanguinati.
Ma che si può fare? Che può fare una comunità come quella di Frascati?
Quel bombardamento devastante fa di Frascati una città di pace. E’ questo il senso di questa cittadinanza onoraria che mi viene concessa: non tanto un riconoscimento alla mia modesta persona, quanto al lavoro di pace della Comunità di Sant’Egidio. Infatti abbiamo cercato –come il Mozambico- di por fine ai conflitti. Cerchiamo di lottare contro la povertà, contro la malattia, come l’AIDS in Africa, contro le incomprensioni per il dialogo, convinti che la miseria e l’odio sono qualcosa che va cancellato dal cuore dei popoli e dalla faccia della terra.
Amici,
siamo una comunità di donne e di uomini che spera e che crede: è possibile cambiare questo mondo, ridurre la guerra e l’inimicizia. E’ possibile lavorare per la pace! Questa è la nostra testimonianza. E’ possibile in questo mondo globalizzato dove tanti –pensate al terrorismo- possono fare la guerra, ma anche tanti –aggiungo con la forza di un’esperienza ventennale- possono fare la pace.
Il vostro Comune ha scritto nei suoi cromosomi che la guerra è brutta, disumana, che lascia un’eredità avvelenata. Questo non va dimenticato: fa parte dell’educazione da trasmettere ai giovani con la memoria. La guerra è male: “si chiama guerra –dicevano i fanti italiani nella prima guerra mondiale- perché si finisce sotto terra”.
Tutti possono lottare contro il male dell’odio e della guerra. Innanzi tutto coltivando la memoria ed educando le giovani generazioni. Ma anche –ne sono convinto- ponendosi come soggetto di pace e di promozione dello sviluppo e del dialogo tra i popoli. Nel mondo globalizzato una città può molto, se ha spirito di iniziativa e generosità.
Non chiediamo ai nostri amministratori solo di gestirci come un condominio, ma di far essere le nostre città come una luce sopra il monte in un mondo che è troppo buio. Infatti dare speranza agli altri rende migliori, più serene le nostre comunità: ci dà l’orgoglio di un motivo per cui stare al mondo.
E’ quell’orgoglio di Frascati, come città di pace, che cari amici, Signor Sindaco, io sento di condividere con voi, grazie a questa cittadinanza che mi lega alla vostra comunità.
Quell’otto settembre mostra come il grande male del bombardamento non distrusse le energie di solidarietà e di rinascita di Frascati. L’orgoglio di questa storia guidi sempre voi –anzi noi- cittadini di Frascati a guardare il futuro e il mondo con generosità e speranza.
